Spiegare gli hipster all’italiano medio

Spesso discutendo con altre persone, nella vita reale, mi sento chiedere: “ma che cos’è un hipster?”. Per fortuna qui in Italia sono ancora abbastanza pochi e i pochi che ci sono, sono abbastanza appariscenti da essere scambiati per rincoglioniti e non per appartenenti ad una ben specifica “sotto cultura giovanile” (come piace definirle ai sociologi).

Quindi, vediamo di spiegare in poche parole chi e che cosa sono gli hipster, cercando di distinguere anche le sottocategorie più diffuse in Italia.

Partiamo dal termine, che viene ripreso negli anni ‘90 in Inghilterra per indicare gli ascoltatori dell’Indie Rock, un genere di rock ai tempi di nicchia. Questi giovini, come accadde per tantissime sotto-culture giovanili (d’ora in poi SCG perché mi sento un coglione ad usare una parola del genere), tesero a stereotipizzarsi, comprando gli stessi prodotti, gli stessi brand e a vestirsi in modo simile. A questo corrispose un’espansione del fenomeno che si allargò agli USA prima e poi al resto del mondo.

Ovviamente non tutte le componenti di questo stile, di questa moda, vennero passate ai nuovi hipster e in ogni nazione si declinarono in maniera abbastanza diversa.

Veniamo dunque al sodo: cos’è un hipster italiano nel 2011? Il primo elemento condiviso da tutti gli hipster, in Italia o meno, che salta all’occhio a chi conosce bene questa cultura (ma non ne fa parte) è la forte superficialità, le contraddizioni e quello che io chiamo “furto culturale”. Gli hipster sono il prodotto della società dei nostri tempi e quindi ne prendono i valori fondanti: prendono elementi di altri stili, altre culture, altri paesi e li fanno propri, senza preoccuparsi dell’origine, del contesto e delle conseguenze. Questo può essere vero per tutte le SCG, in cui i giovani di una nazione copiano un fenomeno nato in un ben preciso contesto sociale e storico, storpiandolo e deturpandolo. La differenza è che qui erano gli stessi hipster inglesi e americani delle origini a copiare da altri stili e non incidentalmente, ma facendone un vero e proprio vanto. 

Da chi hanno copiato quindi? Beh, ognuno copia un po’ da quello che vuole però spesso e volentieri ci sono elementi della cultura geek, country, punk, glam metal o richiami allo stile inglese degli anni ‘20-‘30 o ancora a quello americano anni ‘50. Questo potrebbe essere un bel mix di culture e stili, vorrebbe dire riconoscerne l’importanza e la bellezza. Tuttavia nella quasi totalità dei casi, gli hipster, sono una bruttura, un grottesco abominio frutto di incroci improbabili, che ignora ciò che fa e il perché lo fa. Copiano, rubano, mescolano e lo sputano fuori, attribuendosi anche dei meriti.

Il secondo elemento caratterizzante è la ricerca della “nicchia”, di qualunque tipo essa sia. Inizialmente era musicale, in quanto l’Indie Rock veniva suonato da tantissime band poco conosciute e gli hipster si confrontavano il pene dimostrando di ascoltare cose che quasi nessuno aveva mai sentito nominare. Questo elemento si è trasmesso in varie forme ma rimane l’odio per il mainstream e la ricerca di sotto-contesti poco conosciuti, siano essi gruppi musicali, community web, locali, libri e così via. Ovviamente spesso e volentieri affermano di fare cose ben al di là delle loro possibilità culturali, millantando oppure partecipando ad attività che non capiscono, che li annoiano e di cui ignorano assolutamente tutto il contorno. Partecipare ad una performance live di arte contemporanea fa molto hipster ma se gli chiedi chi erano i dadaisti, faranno anche fatica a ricordare le poche nozioni scolastiche imparate da ragazzi.

L'hipster definitivo


Abbandoniamo i giudizi di tipo intellettuale e torniamo invece all’argomento principale. Se volete riconoscere un hipster per strada, con buona probabilità vi basterà guardare i suoi occhiali o i suoi vestiti. Perché giustamente, essendo in piena contraddizione, cercano la nicchia, cercano di distinguersi ed evitare la “massificazione”, ma si vestono tutti in maniera molto simile. In questo, sono molto simili a quelli che in Italia erano chiamati gli “alternativi”: volevano fare i poveri, che vestivano etnico, che si distinguevano dalla massa, ma vestivano tutti nello stesso modo e ascoltavano la stessa musica. Gli hipster sono uguali, ma tentano di imitare realtà diverse.

L’hipster ideale quindi, sarà un ragazzo che va dai 20 ai 35 anni, avrà i pantaloni molto attillati in stile “acqua in casa”, cioè quelli che arrivano sopra la caviglia, occhiali “shutter shades”, Wayfarers, oppure da nerd, quelli spessi, tipo corno, con lenti tonde e grandi, una maglietta con qualche elemento grafico o con scritte tipo I ♥ “band del cazzo che conosco solo io”, magari con un profondo scollo a V (anche per i maschi), scarpe Converse, Vans o Doc Martens. Le donne inoltre avranno accessori appariscenti tipo braccialetti e collane di plastica colorata, cinture e borse sproporzionate rispetto al loro fisico e sciarpe anche in piena estate.

Sia uomini che donne, per le varie componenti del loro abbigliamento, prediligono colori molto accesi ed appariscenti, i quadrettoni da boscaiolo, i dettagli in metallo sbrilluccicoso (in particolare per le fibbie), il tutto solitamente abbinato molto male.

Sui capelli variano invece già di più, passando dal look “leccata di vacca” a quello “scene” coi capelli cotonati e colorati di improbabili tinte appariscenti fino al taglio “a scodella”. Gli uomini poi abbinano baffi e/o barba, talvolta minimali, talvolta decisamente appariscenti. Inoltre i gadget immancabili per un hipster sono l’iPhone/Mac (diffidate sempre dagli utenti Apple, potrebbero anche vestirsi normale ma essere hipster dentro), un pacchetto di sigarette ed un libro super-impegnato di cui far sfoggio, ma che non hanno mai letto. 

La chiave che guida questo bizzarro modo di abbigliarsi sta nelle premesse iniziali. L’hipster cura tantissimo il suo aspetto ma vuole apparire trasandato. Si impegna per sembrare che non si impegni. Tutto ciò è quantomeno geniale.

Da questa base poi si declinano in vario modo. In Italia, in particolare, possiamo trovare quelli sinistrorsi che propugnano idee di libertà, uguaglianza e parità sociale, ma se gli chiedi chi era Marx, al massimo ti sanno dire che era uno con una barba molto figa. Portano spesso e volentieri la Kefiah considerandola un generico simbolo di ribellione.

Ci sono poi “tecchies”, tendenzialmente sui 30 anni, che leggono Wired (rivista nata bene ma evolutasi, nella sua edizione nostrana, in una testata rivolta esattamente a questo tipo di persone), che hanno tutti i prodotti Apple, che frequentano LegaNerd, che parlano solo di nuove tecnologie e delle ultime novità. Questi, spesso, secondo una mia personalissima analisi, sono persone che han fatto un po’ di soldi nel loro ambito ma non hanno mai brillato per intelligenza e vedendo le prime stempiature, qualche accenno di rughe e di capelli grigi, cercano di sfuggire all’incedere del tempo parlando di cose da “gggiovani”, tenendosi informati e cercando di emulare quell’ambiente da college americano di informatica (tipo MIT o Berkeley) che loro non hanno mai vissuto perché hanno studiato Economia nel migliore dei casi.

Abbiamo poi i “Ravers”, che ad un rave non ci sono mai stati, ma che ascoltano e fanno (o provano a fare) musica elettronica di vario tipo. Vanno in locali pieni di gente come loro dove ci sono improbabili DJ che torturano tastiere e sintetizzatori o che pretendono di “fare musica” facendo partire una traccia dal loro Macbook super-costoso e vomitandoci sopra frasi dal senso oscuro oppure direttamente prive di senso. Ovviamente l’unica forma di ballo che conoscono è scuotere la testa a destra e a sinistra, oppure su e giù, a seconda del genere. I più intrapredenti si buttano in movimenti totalmente casuali e disarmonici, molto simili a quelli del vostro compagno delle superiori ciccione e sfigato la prima volta che l’avete portato in discoteca.

Spero di avervi dato un’utile panoramica su questa nuova cultura giovanile che da qualche anno è sbarcata in Italia ma che per fortuna, fatica a crescere e diffondersi al di fuori di internet. Fate girare questo post, mettete in guardia i vostri amici e insegnategli a distinguerli. Potrebbero essere contagiati anche loro…magari già lo sono e non lo sanno.