[Mobile] Android annienta iOS che rischia di sparire dal mercato mobile

Il leggendario sistema operativo Android sotto natale ha messo a segno il colpo decisivo per la conquista definitiva del mercato smartphone. Guadagnando terreno sulla concorrenza, è arrivato ad ottenere l’89% del market share. Questo è stato possibile grazie alla vendita di 560.000.000.000 di dispositivi nel periodo natalizio a fronte dei 238 iPhone e dei 43 iPad attivati.

Apple risulta quindi totalmente ferma, come gli analisti preannunciavano da tempo. Il titolo è crollato in borsa costringendo Apple ad una vendita precipitosa dei titoli quadrafastici ed eptafastici, per limitare la disvalutazione dell’indice al capitale. La famiglia Jobs ha richiesto l’ennesimo aumento dei dividendi per mangiarsi ulteriori soldi, come il capofamiglia ha insegnato nel corso degli anni. Il consiglio di amministrazione, pronamente, ha accettato e ha acceso 1200 candele alla vaniglia propiziatorie per stimolare la benevolenza del messia appena passato a miglior vita, che dall’alto li veglia e li consiglia.

Si attende una ripresa con l’iPhone 5 e la sua killer application: iSpace, un software estremamente evoluto, in grado di migliorare l’esperienza utente e l’usabilità tramite la spaziatura dinamica delle icone calcolata tramite complessi algoritmi che terranno in considerazione la posizione geografica, la quantità di luce nell’ambiente, l’inclinazione del dispositivo, le diottrie e lo spessore della montatura degli occhiali di corno dell’utente . Il software permetterà di passare, a seconda delle necessità dell’utente, da una spaziatura di 0.4 cm ad una spaziatura di 0.5cm, rendendo quindi notevolmente più veloce la navigazione dei vari menù. Sarà possibile acquistare la versione premium, la quale permetterà di arrivare ad una incredibile spaziatura di 0.6cm. Questa versione promette di rendere l’iPhone utilizzabile anche dai non vedenti.

Fonte: NewRant

Il fenomeno Lega Nerd: come fare successo stuprando una cultura

Chiunque bazzichi un po’ sull’internet, sopratutto in certi ambienti, sarà sicuramente incappato in Lega Nerd, un sito di indubbio successo, che in poco tempo ha avuto una crescita decisamente impressionante.

Gli argomenti trattati sono la novità e il motivo del successo, poiché Lega Nerd mette insieme una serie di temi di cui parlano già centinaia di altri siti, però lo fa con una presentazione interessante per una fascia trasversale, che per primi hanno inquadrato. Parliamo della fascia “geek pop”, un’accozzaglia di persone molto eterogenea ma con interessi, mentalità e appartenenza sociale simile. 

Parlare di Lega Nerd, che di fatto non fa altro che riportare articoli scritti da altri, non inventa nulla, vuol dire parlare di queste persone, da dove vengono e del perché sono interessate alle stesse cose. 

Il Geek Pop, Nerd Pop, o come lo si vuole chiamare, raggruppa tutti quei fenomeni sociali, artistici e culturali derivati dalla traslazione di alcuni ambiti da nicchie a fenomeni di costume diffusi. In sostanza nasce nel momento in cui essere “nerd” non è più considerato da “sfigati” ma diventa un modo per essere alternativi, fighi e socialmente accettati.

Ovviamente come tutte le declinazioni del pop, si appella alle masse e le masse non sono interessate alla sostanza, ma all’apparenza. Non vedrete mai una di queste persone bullarsi di aver tweakato la propria installazione di Linux, è già tanto se sanno cos’è. Se gli dici Dijkstra ti rispondono “Salute, preso freddo?” e per loro Raph Koster è solo un ciccione strabico (poverino, è così tenero). Si interessano di tecnologia, fumetti e videogiochi senza capirne granché ma sopratutto senza la voglia di farlo, cosa nettamente in contrasto con lo stereotipo del nerd. Fino a pochi anni fa, pensare ad una declinazione pop dei “ciccioni brufolosi” sarebbe stato impensabile, perché è intrinseco in questo stile di vita e di pensiero l’opposizione a tutto ciò che è pop, quindi facile, superficiale, comodo e socialmente apprezzato.

La conseguenza è che si modifica il modo di parlare di questi argomenti: Lega Nerd ha successo perché approfondisce poco, parla un linguaggio semplice per gente che non vuole o non è in grado di capire i normali articoli di settore. Inoltre la struttura di collaborazione social incentiva questo tipo di scrittura, visto che a collaborare sono spesso persone poco qualificate e non specialisti di settore e di conseguenza parlano il linguaggio giusto per comunicare con altre persone poco qualificate.

Se a questo aggiungiamo l’aria scanzonata e caciarona, i continui stimoli ad un’identità “nerd pop” comune e il layout moderno, si può ben capire come abbiano fatto a crescere così tanto.

Ma chi sono le persone che leggono questo sito e perché c’è una forma di repulsione in molte community verso di loro? Come ho detto, la fascia di lettori è molto variegata, ma generalizzando un po’, si possono sintetizzare alcuni stereotipi: 

  • Il bimbominkia: Dai 14 ai 18 anni, appassionato di manga e che si affaccia da poco al mondo delle nuove tecnologie. Come tutti gli adolescenti, è attirato da qualunque cosa gli dia un senso di appartenenza e non avendo grandi alternative, si identifica con i nerd, non sapendo neppure bene cosa vuol dire.
  • L’hipster: Da sempre gli hipster copiano elementi della cultura nerd, snaturandoli pesantemente. Di conseguenza è naturale che molti bazzichino questo punto di riferimento che tratta molti dei loro cult, come il mondo Apple e serie TV come Big Bang Theory.
  • Il brizzolato: trentenne o quarantenne che si sente invecchiato e cerca nella tecnologia in particolare, una chiave per rimanere moderno e al passo coi tempi. Legge Wired, ha un lavoro ben retribuito ma una vita frustrante, spende molti soldi in gadget tecnologici che non conosce o non sa usare. Vuole l’ultima novità, il modello migliore e più potente, ma poi compra Mac e iPhone perché “sono facili da usare”.
  • Il nerd: Paradossalmente, ci sono anche dei nerd veri, che capiscono di tecnologia, fumetti, videogiochi e tutto il resto, ma frequentano Lega Nerd non per informarsi e discutere, ma per trovare il sollievo di avere una giustificazione sociale ai propri interessi, sviluppati spesso a causa di emarginazione ed isolamento in età adolescenziale. Per le persone insicure, timide, introverse che han passato anni ad essere derisi per il loro modo di essere, sentirsi dire che adesso è figo essere così, è sicuramente piacevole, anche a costo di essere un guercio in un villaggio di ciechi. 

Da questo quadro, forse un po’ di parte, si può capire da dove nascono i pregiudizi verso questa community. Di fatto è rivolta a persone che pretendono di essere nerd senza averne le possibilità, perché essere nerd, nerd vero, richiede un sacco di tempo ed un buon grado di intelligenza, mentre per essere un nerd finto basta leggersi le ultime news di questo sito o di una delle alternative straniere.

È ovvio che se questo è il tuo background culturale, quando vai a discutere con persone che davvero ne capiscono, difficilmente ti prenderanno sul serio, sia che si parli di questioni tecniche, sia che si parli di altro.

Io non mi ritengo un nerd, ma ho passato buona parte della mia vita con persone che indubbiamente lo sono. Come per tante cose moderne, mi urta indicibilmente questo stupro fatto in nome dell’apparenza, dell’accettazione sociale, anche quando la cultura in questione non è la mia. Puoi pretendere di essere nerd perché hai un iPhone, puoi pretendere di essere giapponese perché mangi sushi, puoi pretendere di essere un nero del ghetto mettendo i baggy pants, puoi pretendere di essere un punk perché la domenica ti fai la cresta con le extension ma non lo sei e non lo sarai mai.

Da questi elementi non pretendo nulla, non spero che abbiano la sensibilità per capire la violenza che perpetrano nei confronti di un mondo che nemmeno hanno mai visto. Tuttavia, in linea con quanto scriviamo su questo sito, ho ribadito l’ovvio, nella speranza che magari qualcuno di loro si renda conto sia di quanto sia riprovevole ciò che fanno, sia di quanto sia ridicolo.

Un nerd non direbbe mai di esserlo, lo negherebbe fino alla morte e darebbe dello sfigato a chiunque consideri nerd, salvo poi passarci le giornate insieme giocando di ruolo. Essere nerd, spesso e volentieri è una condizione negativa, una sofferenza, è l’emarginazione più nera e chiunque l’abbia passato, vorrebbe cancellarlo, non vantarsene. Magari sì, potrebbe riconoscersi in qualcosa di comune con gli altri nerd, come i veterani di guerra, orgogliosi di aver combattuto ma segnati per sempre dalle sofferenze vissute. 

Arrogarsi il diritto di usare la parola nerd, geek, o comunque di riferirsi a quel mondo, buttando tutto in caciara, scimmiottando le usanze e i modi di fare, di vestirsi, di pensare, è un’estrema mancanza di rispetto.

Spiegare gli hipster all’italiano medio

Spesso discutendo con altre persone, nella vita reale, mi sento chiedere: “ma che cos’è un hipster?”. Per fortuna qui in Italia sono ancora abbastanza pochi e i pochi che ci sono, sono abbastanza appariscenti da essere scambiati per rincoglioniti e non per appartenenti ad una ben specifica “sotto cultura giovanile” (come piace definirle ai sociologi).

Quindi, vediamo di spiegare in poche parole chi e che cosa sono gli hipster, cercando di distinguere anche le sottocategorie più diffuse in Italia.

Partiamo dal termine, che viene ripreso negli anni ‘90 in Inghilterra per indicare gli ascoltatori dell’Indie Rock, un genere di rock ai tempi di nicchia. Questi giovini, come accadde per tantissime sotto-culture giovanili (d’ora in poi SCG perché mi sento un coglione ad usare una parola del genere), tesero a stereotipizzarsi, comprando gli stessi prodotti, gli stessi brand e a vestirsi in modo simile. A questo corrispose un’espansione del fenomeno che si allargò agli USA prima e poi al resto del mondo.

Ovviamente non tutte le componenti di questo stile, di questa moda, vennero passate ai nuovi hipster e in ogni nazione si declinarono in maniera abbastanza diversa.

Veniamo dunque al sodo: cos’è un hipster italiano nel 2011? Il primo elemento condiviso da tutti gli hipster, in Italia o meno, che salta all’occhio a chi conosce bene questa cultura (ma non ne fa parte) è la forte superficialità, le contraddizioni e quello che io chiamo “furto culturale”. Gli hipster sono il prodotto della società dei nostri tempi e quindi ne prendono i valori fondanti: prendono elementi di altri stili, altre culture, altri paesi e li fanno propri, senza preoccuparsi dell’origine, del contesto e delle conseguenze. Questo può essere vero per tutte le SCG, in cui i giovani di una nazione copiano un fenomeno nato in un ben preciso contesto sociale e storico, storpiandolo e deturpandolo. La differenza è che qui erano gli stessi hipster inglesi e americani delle origini a copiare da altri stili e non incidentalmente, ma facendone un vero e proprio vanto. 

Da chi hanno copiato quindi? Beh, ognuno copia un po’ da quello che vuole però spesso e volentieri ci sono elementi della cultura geek, country, punk, glam metal o richiami allo stile inglese degli anni ‘20-‘30 o ancora a quello americano anni ‘50. Questo potrebbe essere un bel mix di culture e stili, vorrebbe dire riconoscerne l’importanza e la bellezza. Tuttavia nella quasi totalità dei casi, gli hipster, sono una bruttura, un grottesco abominio frutto di incroci improbabili, che ignora ciò che fa e il perché lo fa. Copiano, rubano, mescolano e lo sputano fuori, attribuendosi anche dei meriti.

Il secondo elemento caratterizzante è la ricerca della “nicchia”, di qualunque tipo essa sia. Inizialmente era musicale, in quanto l’Indie Rock veniva suonato da tantissime band poco conosciute e gli hipster si confrontavano il pene dimostrando di ascoltare cose che quasi nessuno aveva mai sentito nominare. Questo elemento si è trasmesso in varie forme ma rimane l’odio per il mainstream e la ricerca di sotto-contesti poco conosciuti, siano essi gruppi musicali, community web, locali, libri e così via. Ovviamente spesso e volentieri affermano di fare cose ben al di là delle loro possibilità culturali, millantando oppure partecipando ad attività che non capiscono, che li annoiano e di cui ignorano assolutamente tutto il contorno. Partecipare ad una performance live di arte contemporanea fa molto hipster ma se gli chiedi chi erano i dadaisti, faranno anche fatica a ricordare le poche nozioni scolastiche imparate da ragazzi.

L'hipster definitivo


Abbandoniamo i giudizi di tipo intellettuale e torniamo invece all’argomento principale. Se volete riconoscere un hipster per strada, con buona probabilità vi basterà guardare i suoi occhiali o i suoi vestiti. Perché giustamente, essendo in piena contraddizione, cercano la nicchia, cercano di distinguersi ed evitare la “massificazione”, ma si vestono tutti in maniera molto simile. In questo, sono molto simili a quelli che in Italia erano chiamati gli “alternativi”: volevano fare i poveri, che vestivano etnico, che si distinguevano dalla massa, ma vestivano tutti nello stesso modo e ascoltavano la stessa musica. Gli hipster sono uguali, ma tentano di imitare realtà diverse.

L’hipster ideale quindi, sarà un ragazzo che va dai 20 ai 35 anni, avrà i pantaloni molto attillati in stile “acqua in casa”, cioè quelli che arrivano sopra la caviglia, occhiali “shutter shades”, Wayfarers, oppure da nerd, quelli spessi, tipo corno, con lenti tonde e grandi, una maglietta con qualche elemento grafico o con scritte tipo I ♥ “band del cazzo che conosco solo io”, magari con un profondo scollo a V (anche per i maschi), scarpe Converse, Vans o Doc Martens. Le donne inoltre avranno accessori appariscenti tipo braccialetti e collane di plastica colorata, cinture e borse sproporzionate rispetto al loro fisico e sciarpe anche in piena estate.

Sia uomini che donne, per le varie componenti del loro abbigliamento, prediligono colori molto accesi ed appariscenti, i quadrettoni da boscaiolo, i dettagli in metallo sbrilluccicoso (in particolare per le fibbie), il tutto solitamente abbinato molto male.

Sui capelli variano invece già di più, passando dal look “leccata di vacca” a quello “scene” coi capelli cotonati e colorati di improbabili tinte appariscenti fino al taglio “a scodella”. Gli uomini poi abbinano baffi e/o barba, talvolta minimali, talvolta decisamente appariscenti. Inoltre i gadget immancabili per un hipster sono l’iPhone/Mac (diffidate sempre dagli utenti Apple, potrebbero anche vestirsi normale ma essere hipster dentro), un pacchetto di sigarette ed un libro super-impegnato di cui far sfoggio, ma che non hanno mai letto. 

La chiave che guida questo bizzarro modo di abbigliarsi sta nelle premesse iniziali. L’hipster cura tantissimo il suo aspetto ma vuole apparire trasandato. Si impegna per sembrare che non si impegni. Tutto ciò è quantomeno geniale.

Da questa base poi si declinano in vario modo. In Italia, in particolare, possiamo trovare quelli sinistrorsi che propugnano idee di libertà, uguaglianza e parità sociale, ma se gli chiedi chi era Marx, al massimo ti sanno dire che era uno con una barba molto figa. Portano spesso e volentieri la Kefiah considerandola un generico simbolo di ribellione.

Ci sono poi “tecchies”, tendenzialmente sui 30 anni, che leggono Wired (rivista nata bene ma evolutasi, nella sua edizione nostrana, in una testata rivolta esattamente a questo tipo di persone), che hanno tutti i prodotti Apple, che frequentano LegaNerd, che parlano solo di nuove tecnologie e delle ultime novità. Questi, spesso, secondo una mia personalissima analisi, sono persone che han fatto un po’ di soldi nel loro ambito ma non hanno mai brillato per intelligenza e vedendo le prime stempiature, qualche accenno di rughe e di capelli grigi, cercano di sfuggire all’incedere del tempo parlando di cose da “gggiovani”, tenendosi informati e cercando di emulare quell’ambiente da college americano di informatica (tipo MIT o Berkeley) che loro non hanno mai vissuto perché hanno studiato Economia nel migliore dei casi.

Abbiamo poi i “Ravers”, che ad un rave non ci sono mai stati, ma che ascoltano e fanno (o provano a fare) musica elettronica di vario tipo. Vanno in locali pieni di gente come loro dove ci sono improbabili DJ che torturano tastiere e sintetizzatori o che pretendono di “fare musica” facendo partire una traccia dal loro Macbook super-costoso e vomitandoci sopra frasi dal senso oscuro oppure direttamente prive di senso. Ovviamente l’unica forma di ballo che conoscono è scuotere la testa a destra e a sinistra, oppure su e giù, a seconda del genere. I più intrapredenti si buttano in movimenti totalmente casuali e disarmonici, molto simili a quelli del vostro compagno delle superiori ciccione e sfigato la prima volta che l’avete portato in discoteca.

Spero di avervi dato un’utile panoramica su questa nuova cultura giovanile che da qualche anno è sbarcata in Italia ma che per fortuna, fatica a crescere e diffondersi al di fuori di internet. Fate girare questo post, mettete in guardia i vostri amici e insegnategli a distinguerli. Potrebbero essere contagiati anche loro…magari già lo sono e non lo sanno.

iRetard day 2

Raph: Ricordo ai lettori che oggi è una delle date sacre in cui la tribù degli Apple-Fan esce dalle proprie capanne di fango (anche perché la maggior parte son diventati poveri comprando i giocattoli Apple) per andare nei santuari a compiere l’antico rito del “Ritardo di massa”.

Per chi non avesse mai potuto osservare uno di questi riti, compiuti in concomitanza con il lancio di un nuovo giocattolo da parte del Dio Manitù-Jobs, prevedono un raduno ed una veglia di fronte ai monoliti sacri alla mela, di fronte a cui i fanatici adoranti si radunano ripetendo i sacri mantra della loro primitiva religione pagana.

A suon di “La potenza Hardware non conta”, “iOS è innovativo”, “Le interfacce Apple valgono il 50% di sovraprezzo”, i fanatici passano l’intera notte, scambiandosi vincendevolmente fluidi corporali. Ricordiamo infatti che tutti i praticanti sono strettamente omosessuali e malvestiti.

Al momento fatidico, i sacerdoti vestiti di blu escono dalla cripta portando in dono il nuovo feticcio del Dio a cui i fanatici dovranno sacrificare le proprie ricchezze terrene in cambio di… una nuova illusione.